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Spotify per audiofili?

Si sente sempre più di frequente parlare di musica in streaming, o di cloud player, e recentemente spotify, uno dei maggiori esponenti in questi frangenti, è stato reso disponibile anche nel paese dell’arte e della musica.

Ma per noi, malati di buona musica riprodotta in modo degno, sarà all’altezza delle nostre orecchie questo tipo di servizio?

Un po’ di chiarezza

Negli ultimi anni, grazie alla banda larga, si sono affacciati sul web molti servizi di streaming per la musica ed alcuni di questi si sono guadagnati una certa fama. Ne cito solo alcuni: MOG, Rhapsody, Napster, Pandora, Rdio, Spotify, Aupeo, Grooveshark, last.fm, amazon player. Quasi tutti monolingua, ovvero in inglese.

Le principali differenze tra le varie proposte sono: qualità dello streaming, vastità dell’archivio musicale, usabilità e tipo di servizio. Ora penserai “Ma non sono tutti servizi di streaming di musica?”, infatti è così ma si suddivide essenzialmente in 3 tipi: 

  • streaming radio, ovvero accedi ad un canale e ascolti semplicemente quello che ti viene proposto; (vedi pandora)
  • cloud player, carichi la musica in tuo possesso su un servizio di hosting e poi la riascolti dove, quando e come vuoi; (vedi amazon mp3 cloud player)
  • streaming di musica, hai la possibilità di accedere ad un archivio vastissimo in costante aggiornamento e scegli tu cosa ascoltare. (vedi MOG)

Veniamo al dunque

Spotify per audiofili?Spotify non è altro che un programma con un’interfaccia simile a quella di Itunes e offre la possibilità di ascoltare in modalità radio, oppure di scegliere cosa ascoltare, o ancora di navigare nel proprio archivio di musica. Una bella differenza dalla media che offre un archivio più ridotto e solo una di queste possibilità oltre a gestire tutto tramite web, invece che con programma dedicato. (attenzione che non legge flac)

In questo modo si ha la possibilità di fruire di musica dell’ultim’ora o che più piace in ogni momento e in ogni luogo, in sostanza la musica acquisisce il dono dell’ubiquità. Tutto ciò è a dir poco FENOMENALE! Vuol dire niente più ore perse a cercare le copertine, taggare i file come più aggrada, liberare lo spazio sull’hard disk. Semplicemente musica!

Inoltre, ci sono 3 possibilità di abbonamento:

  1. “free” si può ascoltare solo sul pc con interruzioni pubblicitarie;
  2. “unlimited” tutta la musica senza pubblicità, ma solo sul pc per 5€ al mese;
  3. “premium” che per 10€ al mese, il costo medio di un cd, ti permette di avere la musica dovunque (pc, tablet, tv, smartphone…) e ad una non ben definita qualità superiore. 

Ecco le parole magiche per le nostre orecchie. Ma quanto superiore sarà questa qualità? Facendo una piccola ricerca si viene a scoprire che si tratta di file lossless compressi in formato ogg vorbis q9 320kb…ehm, cioè? Cioè si tratta sempre di un file compresso, quindi con perdita di dati. E non potrebbe essere altrimenti, visto che la banda larga non è ancora abbastanza larga da poter trasmettere fluentemente formati senza perdita come il FLAC.

Facendo un discorso puramente a priori e tenendo ben a mente il concetto “garbage in, garbage out” (schifo entra, schifo esce), non ci penserei nemmeno una volta ad usare solamente spotify come archivio musicale, visto che la qualità massima non si avvicina nemmeno al CD per non parlare della musica in alta definizione. Se risparmio, spendo, ragiono, provo, costruisco, perdo tempo per affinare al meglio l’impianto, di certo non vado a lesinare sulla qualità dell’ingrediente fondamentale dell’hifi. Non ti pare?

Navigando tra siti come whathifi, head-fi, computeraudiophile si trovano un sacco di confronti, discussioni e pareri riguardo la qualità della musica in streaming e si arriva sempre alla stessa conclusione. Ovvero, la qualità della musica in streaming è più che abbondante per un ascolto distratto, di sottofondo, in treno, in tutte quelle situazioni in cui non sia richiesta qualità senza compromessi e per ascoltare album appena usciti se si è incerti di comprarli. Oltretutto, la maggior parte pare preferire MOG sopra a tutti, perchè ha un archivio meno commerciale e pare si senta meglio rispetto a spotify, che fa presumere, agli attenti ascoltatori, applichi qualche filtro di compressione della dinamica, ma questa è pura speculazione.

Morale della favola

Spotify è uno strumento fantastico e il futuro è giusto che vada in questa direzione, ma per ora si deve considerare che si va incontro ad un limite non indifferente usandolo come fonte principale di musica…e poi non legge nemmeno i flac. Spotify per audiofili?

Autore: Antonio

Studente d'ingegneria dei materiali alla facoltà di Trieste e ideatore di myhifi.it. Innamorato della musica fin dall'età infantile, tanto da consumare il VHS di "Fantasia" della Disney. Appassionato di hifi da quando l'ho scoperta nella maggiore età. Credente nel "fai da te" dalla creazione del mio primo cavo di segnale.

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2 Responses to Spotify per audiofili?

  1. Giovanni f scrive:

    Sono d’accordo con l’autore, ma mi chiedo quando le case discografiche “audiophile” prenderanno atto che i cd (tecnologia peraltro più vecchia di mia nonna) non li compra più nessuno, i sacd sono defunti (i cataloghi ormai hanno “novità” datate di anni) e il download di musica in alta ridoluzione è ingiustificatamente caro, ossessivamente lento e macchinoso e occupa troppa memoria.
    Dall’altro lato ci sono milioni di brani che siti/app come Spotify e Deezer offrono, nella loro più ricca configurazione, a meno di dieci euro al mese. Se penso alle migliaia e migliaia di euro che ho speso in cd, sacd e relativi lettori…
    Vi invito allora a provare un’app che dovrebbero forse maggiormente considerare le etichette: si chiama OraStream e mi pare l’abbiano realizzata a Singapore. Consente di sentire, direttamente in streaming tipo Spotify, musica in alta definizione (così almeno dichiarano). Io l’ho installata sull’ipad e la ascolto con la apple tv, collegata via cavo ottico all’rdac di arcam. Risultato? A mio parere eccellente. Non fa rimpiangere il cd e, forse, neppure il sacd. Peccato che la musica che offre sia, al momento, in massima parte sconosciuta.
    Perchè, prima di chiudere i battenti, non realizzate (o usate) qualcosa di simile, care ECM, Fonè, Chandos e simili?

  2. Antonio scrive:

    Mi fa molto piacere ti sia trovato d’accordo con l’articolo.
    Effettivamente ho notato anch’io che continuano a spingere sulla produzione di cd, addirittura hanno creato nuovi tipi di cd che si distinguono un po’ dai costosissimi SACD. Insomma, se la fruizione della musica deve essere digitale ormai non ha più senso l’esistenza di un supporto fisico con le relative limitazioni.
    La musica ad alta definizione fatica a prendere piede perchè, come hai fatto notare, occupa più spazio e questo è un problema soprattutto per l’ascolto in streaming, in quanto necessita di una buona e costante banda larga. Cosa non sempre disponibile.
    Inoltre, la gente in media è abbastanza disinteressata della qualità audio, a meno che non sia catastrofica, quindi guardando puramente dal lato del vil denaro le case discografiche non avrebbero un gran ritorno.
    Se poi si parla della qualità delle registrazioni, allora bisogna mettersi le mani nei capelli. Pur di aumentare il volume, la gamma dinamica viene talmente compressa, che i bisbigli del cantante sono al pari degli urli.

    Grazie mille della segnalazione di Orastream, ne ero ignaro. Ho immediatamente scaricato l’app per android.

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